Può un libro combattere il bullismo? Questa autrice ha girato le scuole raccontando la storia di un bambino con le scarpe rotte

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Può un libro combattere il bullismo? Questa autrice ha girato le scuole raccontando la storia di un bambino con le scarpe rotte
| Febbraio 7, 2020 | Pubblicato in Interviste Interviste

di Rosa Cambara

Perché tutti abbiamo le scarpe rotte

Le scarpe che indossiamo raccontano molto della nostra vita. C’è chi indossa scarpe troppo strette, perché hanno un bell’aspetto o per assecondare le aspettative di qualcun altro. Così, costringe la carne e le ossa ad adattarsi a una forma che soffoca e fa soffrire. 

C’è, al contrario, chi indossa scarpe troppo larghe, e per paura di perderle cerca di riempire con ogni mezzo lo spazio che separa il tallone dalla tela. Ma ad ogni passo i timori ritornano, costringendo i malcapitati a rallentare il cammino per non restare scalzi. 

Poi c’è chi è talmente affezionato al suo vecchio paio di scarpe da non riuscire a liberarsene. Sporche, con la suola un po’ scollata, con il cuoio consumato: non importa che difetti abbiano, le loro imperfezioni ci coccolano e ci confortano, e abbandonarle per un paio di scarpe più comode ci sembrerebbe come abbandonare un po’ di noi stessi.

Ne Il bambino con le scarpe rotte (Edizioni Gruppo Abele, illustrazioni di Ilaria Zanellato) ho voluto raccontare la storia di un bambino spaventato che è stanco di sentirsi rifiutato dai suoi compagni di classe, e per questo è pronto a sfidare il timore di perdere le sue piccole certezze. Un bambino che cammina piano per non distruggere il suo unico paio di scarpe, portandosi dentro la vergogna per la sua condizione e le insicurezze che lo imprigionano in una gabbia soffocante.

Fin dalle prime pagine il protagonista appare come un pesce fuor d’acqua: leggiamo i suoi pensieri, ma non sentiamo la sua voce; non lo vediamo mai parlare con i compagni, se non per brevi sfottò. Èun racconto volutamente intimistico, perché il bullismo non è solo il fatto di cronaca che balza agli occhi di tutti, ma soprattutto la sofferenza subita e taciuta ogni giorno per il disagio di non sentirsi accolti. Il protagonista è l’unico personaggio a colori in una classe in bianco e nero. Così si sente lui, diverso e non capito.

I suoi compagni non lo chiamano nemmeno per nome: per loro è “il bambino con le scarpe rotte”, lo identificano con un accessorio che indossa, le scarpe, appunto. Una caratteristica “visiva” che ai loro occhi lo rende diverso. 

Le scarpe rotte non hanno sempre la forma di scarpe: possono essere occhiali troppo spessi, qualche brufolo di troppo o un cognome che suscita battutine. Non ha importanza quale forma assumano, la cosa grave è che non ci fanno sentire a nostro agio con gli altri. 

Ma quando tutto sembra perduto, il bambino troverà il coraggio di dare un calcio alle ingiustizie per affacciarsi in un mondo nuovo e incerto. La campana di vetro in cui ha vissuto fino ad allora, fatta di prudenza, imbarazzo e isolamento, crollerà su sé stessa come le sue vecchie scarpe, ormai inutili. E non importa quanto il cambiamento faccia male, almeno all’inizio. Il bambino silibererà del fardello che gli impedisce di correre libero, sfidando ogni sassolino e ogni buca che incontra sul suo cammino. E scoprirà finalmente il suo grande potenziale. 

Quel bambino vive in ognuno di noi: tutti abbiamo avuto le scarpe rotte almeno una volta, e tutti combattiamo battaglie silenziose per liberarci delle nostre insicurezze e riscoprire la leggerezza di vivere senza pesi sul cuore. E una volta imparato a correre, non ci fermiamo più.

Le scarpe rotte rappresentano le nostre difese, le indossiamo per proteggerci, e quando le nostre difese vengono meno, soffriamo. Ma non bisogna avere paura della sofferenza, perché i cambiamenti spaventano solo all’inizio. Sono un passaggio obbligato per la crescita e il preludio per trovare la felicità e un nuovo equilibrio. 

Ho scritto questa storia per dare voce a un disagio, che non è soltanto quello di Dario, ma potrebbe essere quello di ognuno di noi. Per arginare il bullismo è importante insegnare ai bambini la differenza tra gruppo e branco, a fare squadra con gli altri e non contro gli altri. Bisogna rompere il doppio silenzio: quello delle vittime, troppo intimidite e in preda alla vergogna per trovare il coraggio di confidarsi, e quello degli spettatori, che hanno paura dei bulli o li spalleggiano, ridendo delle offese e filmando i loro atti, per poi farli circolare sui social network. 

La cosa più importante da fare in questi casi è dire alla vittima “non sei solo”. Sapendo di poter contare sull’appoggio degli amici, anche chi non sa difendersi può trovare la forza di dire “basta”. 

“Il protagonista di questo albo fa finta di raccontarci una storia di scarpe, e intanto dice della sua vita più di una biografia di mille pagine” (Nadia Terranova, dalla postfazione del libro)

A tutti i bambini che ho incontrato ho chiesto di scrivere un pensierino o di fare un disegno su che cos’è il bullismo secondo loro. I risultati sono sorprendenti. Eccone alcuni. 

pensieri dei bambini sul bullismo

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