Teachers for Future: Monica Capo ci spiega come parlare di climate change coi bambini

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Teachers for Future: Monica Capo ci spiega come parlare di climate change coi bambini
| Aprile 17, 2020 | Pubblicato in Interviste Interviste

Monica, raccontaci un po’ di te

Ho 48 anni, sono docente di scuola primaria, giornalista free lance e attivista climatica ed ambientale.

Com’eri da bambina?

Da piccola ero studiosa, ambiziosa e anche molto ostinata e questa ostinazione mi ha aiutato spesso nella vita.

Quali erano i tuoi libri preferiti durante l’infanzia?

Ho cominciato prestissimo e leggevo di tutto, da Topolino ai grandi classici.

Chi o cosa ti ispira?

Mi ispira il desiderio di fare qualcosa di utile per gli altri, di dirompente, che possa cambiare in meglio il corso delle cose. Mi ispirano quei personaggi, soprattutto donne,  che hanno lasciato il segno nella storia da Frida Kahlo a Rosa Parks, da Angela Davis a Toni Morrison fino ad arrivare a Naomi Klein e, naturalmente, a Greta.

Cosa stai leggendo ora?

La strada di  Corman Mccarthy.

Quali sfide hanno contribuito a farti diventare quella che sei?

Il desiderio di avere un titolo di studio diverso da quello dei miei genitori, di fare un lavoro di cui non mi sarei potuta stancare mai e che mi gratificasse. Ma anche la voglia di non accettare passivamente la realtà che mi circonda, di convincere le persone a ribellarsi a ciò che ritengono ingiusto, di lottare per la giustizia sociale.

Come parlare ai bambini di cambiamento climatico?

Innanzitutto in modo appropriato all’età, evitando di spaventarli inutilmente. La chiave è assicurarsi di aver gettato le basi affinché i bambini possano essere curiosi del mondo naturale ed apprezzarlo.

Ciò può significare guardare un documentario sulla natura, visitare un centro faunistico o un museo di storia naturale, o introdurli in habitat naturali come un torrente, una spiaggia o una foresta perché sono tutte esperienze che danno la sensazione che sia importante prendersi cura della Terra.

Si possono usare opportunità quotidiane come annaffiare i fiori, visitare il mercato degli agricoltori e camminare invece di guidare per aiutare i bambini a capire i diversi aspetti della natura e della sua conservazione.

Serve insistere, inoltre, sulle scelte della famiglia focalizzate sulla conservazione come il riciclo dei materiali, come l’evitare i prodotti di plastica non necessari e come lo scegliere quegli alimenti che producono meno gas serra: quando si collegano queste attività alla protezione del pianeta e delle sue risorse, i bambini sviluppano una comprensione più profonda di come il comportamento umano può influenzare la Terra.

Un’altra questione di non poco conto è quella di essere in grado di aiutarli a comprendere alcuni concetti scientifici generali.

Infine, serve che le conversazioni con i bambini sul cambiamento climatico si concentrino sullo sviluppo del pensiero critico.

Nel momento in cui i bambini raggiungono il primo o il secondo grado di conoscenza del fenomeno, i genitori possono provare ad avere discussioni più complesse sulle cause del cambiamento climatico e sugli effetti del riscaldamento globale, purché utilizzino un linguaggio semplificato o riconoscibile ma soprattutto serve che mettano in evidenza le storie di successo, orientate all’azione.

Bisogna dare ai bambini il potere di fare passi avanti verso l’advocacy, aiutarli cioè a concentrarsi su un impatto positivo, non importa quanto piccolo, che anche loro stessi possono avere sui problemi.

L’empowerment, però, può arrivare anche attraverso l’educazione infatti imparare perché il clima e le condizioni meteorologiche non sono più gli stessi è fondamentale per i bambini (e per i loro genitori), in particolare perché alcune persone falsamente insistono su eventi meteorologici estremi, una bufera di neve ad aprile, un’ondata di caldo in ottobre, per dimostrare che il cambiamento climatico non è reale.

I bambini tendono a chiedersi se le conclusioni della scienza del clima siano vere, vogliono sapere se le calotte polari si stiano davvero sciogliendo o se è vero che l’oceano sta diventando più acido ma piuttosto che dare risposte affermative o negative a tali domande, bisogna insegnare ai bambini le capacità di pensiero critico per leggere, analizzare e valutare varie informazioni che potrebbero ricevere: l’obiettivo è aiutarli a conversare in modo informato.

Indipendentemente dall’età di un bambino, gli adulti dovrebbero evitare di enfatizzare la paura o l’impotenza quando parlano di cambiamenti climatici: il trucco è l’onestà.

Se ci fossero, invece, genitori preoccupati ad affrontare l’argomento del cambiamento climatico con i loro bambini potrebbero aspettare che ad affrontare l’argomento sia prima un insegnante, tuttavia i genitori hanno un netto vantaggio sugli educatori perché i primi conoscono gli interessi dei loro figli, la loro intelligenza emotiva e il modo in cui sono influenzati da notizie difficili.

In ogni caso, si può trovare il modo di supportarli, concentrandosi sulle soluzioni e mettendo in evidenza le storie di successo, in modo da cambiare radicalmente il ruolo che i bambini si attribuiscono nel cambiare il futuro del pianeta.

Raccontaci qual è il progetto a cui stai lavorando ora che ti sta più a cuore?

In questo momento sono maggiormente impegnata nel progetto dei TeachersforFuture Italia. Teachers for Future Italia è il nome che si è dato il collettivo nazionale che include insegnanti, educatori, dirigenti scolastici e rettori, professori e ricercatori che aderiscono al Manifesto degli Insegnanti per il Futuro, pubblicato in occasione del primo sciopero globale per il clima. 

Ed è il collettivo, rappresentato e organizzato in tante regioni italiane, che affianca e sostiene gli studenti che si mobilitano per chiedere un efficace contrasto ai cambiamenti climatici.

L’obiettivo comune di studenti e insegnanti è quello di continuare a fare pressione sui governi per arrivare a riforme ambiziose e sarà perseguito a vari livelli, anche con le azioni non violente di disobbedienza civile e disruption (disturbo, blocco) come è nello stile del movimento ecologista Extinction Rebellion.

Come insegnanti ci siamo ripromessi di insegnare la verità nelle scuole perché crediamo che sia necessaria una immediata riconversione industriale ed economica per la rigenerazione del pianeta.

Perché gli insegnanti possono cambiare il mondo?

Perché hanno la fortuna di poter incidere sull’ educazione dei bambini e delle bambine, insieme alle famiglie. Non serve soltanto istruire ma preparare i ragazzi alle sfide del futuro.  

3 cose che possiamo fare tutti a partire da ora

Piantare frutta e verdura, spegnere le luci quando non sono necessarie e bere acqua del rubinetto invece dell’acqua in bottiglia. 

1 cosa che dovremmo fare di più coi bambini e con le bambine

Insegnare la cooperazione e la solidarietà.

1 minuto di futuro: Come immagini il mondo dopo il 2030?

Possiamo scegliere di attraversare questo periodo storico, “trascinandoci le carcasse dei nostri pregiudizi e del nostro odio, la nostra avarizia, i nostri dati bancari e gli ideali ormai morti, i fiumi e i cieli inquinati. Oppure possiamo attraversarlo alleggeriti, pronti a immaginare un nuovo mondo. E a combattere per esso.”

Quale storia racconterai stasera alle tue bambine?

Naturalmente storie ispiratrici di giovani attivisti che lavorano per fermare il cambiamento climatico e per la giustizia sociale.

Dove possiamo trovarti online? 

Il mio blog su Linkiesta e sui miei canali social.

Salutiamoci con una citazione

Ciascuno cresce solo se sognato, Danilo Dolci.

Vuoi scoprire come continuare a prenderti cura della Terra e degli altri? Scopri le Avventure per posta.

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